Several of my Italian friends are teachers, so I’ve been following with interest the protests against the Berlusconi government’s new Minister for Education, Mariastella Gelmini, and her new draft legislative proposals to cut around 150,000 teaching posts from state schools. Every day the Italian newspapers report new strikes, protests and boycotts by teaching staff, parents and students against the new law across the length and breadth of Italy. The protests are also a hot topic in many Italian blogs, especially those with a political slant.
I’ve taken this week’s translation piece from one of my favourite blogs, which is written by Gery Palazzotto, a journalist and writer from Sicily. Using the Gelmini protests as the backdrop to his blog entry, Gery writes not just about the education reform controversy, but also widens his argument to touch on the broader issues surrounding freedom of dissent per se in Berlusconi’s Italy. It’s a short but interesting piece, and one that I hope you'll have fun translating.
Work has been hectic recently so haven't posted any translations for a while, but hopefully this time I'll provide my own attempt at a translation in a day or so.
Il Regime
Berlusconi vuole usare la polizia contro la protesta degli universitari. Dice che l’occupazione di luoghi pubblici non è democrazia, ma violenza.
Non sono mai stato un movimentista, né un occupatore. Quand’ero giovane, nel mio liceo ci fu un lungo periodo di “cogestione”: si protestava – non so più nemmeno contro chi e cosa – e si decise di sovvertire il normale andamento delle lezioni. Per quattro mesi si studiarono storia della fotografia, arte contemporanea, musica...
Io, che provenivo da una bocciatura, presi l’occasione per starmene a casa a fagocitare il programma della maturità che avrei dovuto affrontare quell’anno, da esterno. I miei compagni, però, si divertirono molto. Probabilmente impararono anche qualcosa che nei programmi ministeriali non stava scritto. Oggi un paio di loro sono, guarda caso, fotografi, musicisti...
Questo per dire che la componente rivoluzionaria nei giovani è sempre un seme gettato a casaccio nella terra, può dare una pianta oppure marcire.
L’argomentazione di Berlusconi, oggi, è più che fragile se si considera che la sollevazione delle università (e non solo) arriva come risposta a una riforma radicale e che, soprattutto, stavolta non sono solo i ragazzi a protestare. Con loro ci sono ricercatori, professori, presidi, rettori.
L’uso delle forze di polizia richiama lo stato di polizia, come giustamente ha fatto notare ieri l’opposizione risvegliandosi dal suo stato di morte apparente.
Il nostro premier non può perdere tempo in inutili beghe dialettiche che altrove sono sintomi di democrazia, non può arenarsi nella melma del dissidio tra interesse privato e interesse pubblico, non può rallentare la sua corsa nella storia per un inciampo di “ordine pubblico”. Berlusconi è uomo e immagine, è fede e ragione. E' sangue e arena. Protestare è, per lui, profanare.
Quindi al rogo i profanatori.


0 response(s):
Post a Comment